Quaresima 2011

Quaresima e Pasqua a Macapà    11 aprile 2011

 

Carissimi amici del Divin Redentore,

vi invio la lettera del mese (che nel frattempo è diventata quella del trimestre), augurandovi di cuore una Santa Pasqua.

 
La Quaresima è sempre tempo di prova, difficoltà, passaggio. La liturgia e la Tradizione ce lo ricordano e ci invitano a vivere 40 giorni di penitenza e digiuno per risvegliare la nostra capacità di amare e dialogare con Dio.
Tante volte è la vita stessa ad essere una Quaresima ininterrotta e pare che per giungere alla Pasqua di risurrezione, qualcuno debba attraversarla fino alla fine. Ma poi, puntuale, la Pasqua arriva, anche quando la realtà circostante pare smentire le nostre fragili speranze umane.
Vi mando alcuni stralci della vita di qui. Avrei voluto scrivervi prima e facendolo solo ora quello che era una riflessione quaresimale è diventata anche pasquale. Ma meglio così: ci aiuta a comprendere come Quaresima e Pasqua siano intimamente connesse e come non si possa giungere direttamente alla risurrezione, senza passare per il faticoso cammino della Quaresima.


Edivaldo
questa settimana è venuto a Messa con il figlio Daniele. È la prima volta che li vedo in chiesa. Qualche mese fa aveva subito una delicata operazione cardiaca, che l’aveva distrutto non solo fisicamente. Edivaldo ha 51 anni, ma ne dimostra dieci di più.
È stato in occasione delle visite in casa sua, nel tempo in cui recuperava la salute che l’ho conosciuto e lì mi ha raccontato la sua vita. È nato nel Pernambuco dove si è sposato ed ha avuto i figli, ora grandi e autonomi, che vivono quasi tutti là. Poi la moglie se n’è andata e lui ha continuato a crescere i figli, accogliendo anche l’ultimo, il Daniele che oggi ha 16 anni e che allora era un bambino abbandonato dalla famiglia a causa dell’epilessia. Edivaldo l’ha accolto in casa ed ora è il figlio che gli è rimasto accanto. L’epilessia adesso è sotto controllo ed il ragazzo sta studiando, recuperando gli anni persi.
Il problema di Edivaldo è la depressione: ha combattuto tante battaglie, ma adesso non ce la fa più. È senza lavoro, non ha parenti che abitino a Macapà, il fisico dopo la chirurgia non è più lo stesso. Lui sa riparare un po’ di tutto, per cui l’idea è che possa aggiustare frigoriferi, ventilatori, televisori, … solo che la sua casa è in una stradina molto secondaria, dove pochi passano. Mara, una mamma che è ministro dell’Eucaristia, lo visita tutte le settimane, rincuorandolo e motivandolo. Vedremo. Intanto anche Edivaldo è affidato alle vostre preghiere.

 

Chico
 ha più o meno quarant’anni e abita nell’Ilha Mirim, l’ultimo bairro, interamente circondato da lagune con palme (Ilha significa isola), dimenticato dalla società. Non ci sono scuole, non c’è il posto medico, non ho mai visto la polizia. È il primo posto dove vanno i detenuti quando fuggono dal carcere. Chi abita lì ogni tanto mi dice di vederli passare, tutti pieni di tatuaggi, mentre tranquillamente salutano la gente.
Lì c’è la nostra comunità Santa Cristina, che forse ricordate: quella che è sempre sul punto di chiudere, ma che poi risorge. Chico non manca mai ed è una colonna portante, anche se quasi non parla. Finalmente si è deciso a tagliare la vegetazione che circondava la cappella, ha lavorato per tre giorni e l’ha scampata bella: un serpente per due volte gli si è gettato addosso e gli ha colpito gli stivali che provvidenzialmente portava, 5 cm più su gli stivali finivano e cominciava la gamba di Chico. Lui è sempre vissuto in foresta e ha già visto parecchi morire per causa di quel tipo di serpente. Ora il serpente è morto e Chico è vivo. Graças a Deus.
Sono andato a trovarlo a casa, dove abita con la moglie. Non ci sono figli che vivono con loro. La casa è una unica stanza di assi di legno, senza nessun tavolo e nessuna sedia, non ci sono i letti, ma solo un mezzo armadio e le amache per dormire. La moglie era seduta per terra intenta a fare qualcosa. So per certo che non sanno leggere. Chico, come sempre parlando lentamente e a bassa voce, mi ha mostrato la testa di un coccodrillo che ha ucciso lì nella laguna tempo fa: era di trenta chili, mi dice. Non molto grande, ma abbastanza per essere lì in città. Non serve chiedergli cosa ne hanno fatto del coccodrillo, perché è ovvio che l’abbiano mangiato.
La vita di Chico e di sua moglie è così. Di tanto in tanto trovano un giorno di lavoro ed entrano dei soldi, con cui vivono. Da tanti anni hanno lasciato il Maranhão, dove sono rimasti tutti i loro familiari; quindici anni fa è morto il papà di Chico e lui non è potuto andare là, ora la mamma è ammalata e stanno pensando di viaggiare.

 

Andreia
è una ragazza di 25 anni e 4 figli. Uno dei figli ha la sindrome di down. Il marito se n’è andato con un’altra donna. Quando compare qui davanti alla casa parrocchiale è sempre in bicicletta, è sempre molto sporca (cosa rara qui), sta sempre ridendo mentre dice che non ha niente da mangiare.
Bisogna vedere come è orgogliosa della baracca di 3 metri per 4 che qualcuno le ha tirato su, sul terreno peggiore della zona, quello che è stato assegnato a lei dal governo in quanto donna sola con quattro figli. È l’unico lotto di terra con una pendenza tale che la casetta non avrà un futuro sereno. Niente acqua e niente elettricità. Ma Andreia è felice.
La zona è un bairro che sta sorgendo adesso, senza previsione di avere una scuola, un posto medico e un minimo di servizi. Anche noi nella Morada das Palmeiras (è il nome del quartiere) non abbiamo ancora un terreno dove progettare una costruzione per la comunità (sarà la quattordicesima della nostra periferia), che già ha 350 famiglie.
Andreia mi racconta che non è mai andata a scuola, è nata e cresciuta nell’assentamento Tucano 2, tre ore a nord di Serra do Navio, praticamente all’entrata del Parco Tumucumaque, la gigantesca foresta che prosegue fino al Suriname ed alla Guyana francese. È cattolica, ma lì il prete non ci arrivava mai. Sua mamma è rimasta là, con i suoi fratelli, lei ha scelto la città perché vuole dare un futuro diverso ai suoi figli. Non è ben chiaro se questo futuro diverso sarà migliore.

 

Lilia
di anni ne ha 91 e vive con la figlia Creuza ed il nipote José di 12 anni in una baracca di legno dove l’acqua e il vento entrano come vogliono. A differenza della casa di Chico e di Andreia, qui hanno tre stanze. Lilia mi dice, contenta fino alla commozione, che da qualche tempo, recuperando alcune vecchie assi, le hanno separato una stanza dove può stare più tranquilla quando non sta bene o ci sono visite di persone che non conosce. Non è una vera parete, ma una divisoria sufficiente.
Creuza vendeva spiedini davanti ad un negozio, ha dovuto smettere e ora accudisce i bambini di una vicina. José ha vinto la medaglia di primo della classe per il suo impegno a scuola e me la mostra con semplicità.
Sono arrivati qui anni fa dalla Bahia e non si riesce a capire perché. A Lilia due mesi fa abbiamo fatto avere una vecchia sedia a rotelle, con cui può uscire di casa. In verità casa loro è al limite della laguna ed è difficile spingere quella sedia, ma ogni volta che qualcuno li aiuta e non ha piovuto molto si può attraversare quella zona di terra.
La casa non ha un vero e proprio pavimento, come anche non ha un vero e proprio tetto, neppure è facile trovarla quella casa, perché è dove finisce la strada e ancora un poco oltre. Ma quando ci arrivate la riconoscete, non solo perché è la più brutta della zona, ma perché lì c’è Lilia con il suo sorriso, che seduta in carrozzella vi guarda con pazienza, mentre con lo sguardo stupito vi chiedete dove trovi tanta serenità.
 

Joaquim
ha 64 anni ed è un uomo benvoluto e sereno. Vive nel bairro Parque dos Buritis con alcuni dei figli e nipoti. Non ha mai avuto la possibilità di andare a scuola, anche perché a 8 anni già andava a lavorare i campi del Maranhão per conto del proprietario terriero: non riceveva nessun salario, ma gli davano da mangiare, a lui come anche agli altri della famiglia che lavoravano per lo stesso padrone. Poi si è sposato e dopo un po’ ha deciso di venire a Macapà. Ha avuto sei figli e poi ha adottato la Jardene che aveva otto anni e l’avevano abbandonata. La Jardene ora deve averne circa 24 ed è una ragazza down che tutti conoscono, sempre allegra e chiassosa. L’anno scorso Jardene ha fatto la Prima Comunione, anche se non era la prima volta che faceva la Prima Comunione, ma la comunità di Santa Cecilia aveva deciso così e le abbiamo fatto un’altra festa.
Joaquim ha imparato a leggere e scrivere da solo e adesso la sua casa è il luogo dove si riunisce il Circolo Biblico della zona. Sono arrivati ad essere in 18 persone che ogni mercoledì si ritrovano a leggere e commentare la Bibbia, con l’impegno di leggerla tutta in dieci anni. Sono a metà della Genesi. Quando è il turno di Joaquim di leggere il brano indicato, lui prosegue sempre oltre, perché dice che per capirlo bene bisogna andare avanti a vedere. Questa settimana gli ho promesso di portargli delle panche di legno, perché 18 persone in casa sua non sanno dove mettersi. Se passate di lì la casa è facile da riconoscere: c’è una grande scritta “Casa J & M” : casa di Joaquim e Maria Dalva. Maria Dalva è la moglie, che da due settimane è Ministro dell’Eucaristia. So che si vogliono bene.



L’ultima immagine che voglio condividere con voi è di ieri sera, quando tornando dalla Messa nella comunità Santa Edwiges, passando davanti alla chiesa Rainha da Paz l’ho vista aperta e sono entrato. C’erano sei giovani che stavano leggendo e commentando le letture di domenica delle Palme.
Tutti i lunedì si trovano insieme. Non serve che passi il sacerdote o un catechista: loro aprono la chiesa e poi aprono la Bibbia e stanno lì fino alle dieci di sera. Li ho ascoltati mentre parlavano di Gesù, con semplicità, dedizione e un grande desiderio di capire. Non sempre la vita sarà facile, ma loro: Carlinho, Itaciara, Fernando, Gabriel, Patricia e Jessica, hanno scelto di mettere Gesù al centro di questa vita.

 

A proposito: a Chico voi avete pagato il viaggio per andare nel Maranhão a trovare la madre ed i familiari, è già partito insieme alla moglie e pensa di restare là per un mese; ad Andreia avete dato l’impianto elettrico della casa e le avete dato da mangiare ogni volta che lei non ce la faceva; Joaquim era già contento così, ma ha ricevuto cinque Bibbie da usare nel circolo biblico che si riunisce nella sua casa. Ad Edivaldo stiamo pensando di comprare degli attrezzi di lavoro, ma non si è ancora presa una decisione. La nuova casa di Lilia, Creuza e José è ancora alle fondamenta, ma il pavimento che state facendo è vero e buona parte del materiale per tirar su le pareti l’avete già donato. Grazie di cuore!


Un abbraccio a tutti, anche a nome degli amici di qui, con l’augurio di passare insieme dalla Quaresima alla Pasqua, nella gioia dell’amore di Cristo.

 
don Stefano