Ottobre a Macapa

Ottobre a Macapà

Carissimi amici del Divin Redentore,

che bello essersi rivisti a distanza di un anno! Avrei voluto passare più tempo con voi e con più calma, gustando la bellezza della nostra amicizia. Tutto è stato un po' troppo rapido, ma mi ha ricolmato di gioia. Ora, dopo le tre settimane italiane mi ritrovo qui, nella sempre più amata Parrocchia Nossa Senhora de Nazaré, ringraziando il buon Dio per questo periodo della mia vita così bello e intenso. Mi piace davvero vivere un tempo del mio sacerdozio e del mio battesimo qui a Macapà.
Quando avevo 14 anni mi era capitato fra le mani un libro, che raccontava di un tale che aveva lasciato la propria terra per costruire un ospedale in Amazzonia: era Marcello Candia, che era andato a vivere a Macapà. È stato il primo libro sulle missioni che avevo letto e nelle mie fantasie di adolescente immaginavo questa città edificata sull’equatore.
Impossibile a quel tempo pensare che sarebbe stata realmente il luogo della mia missione. Ma così è stato.

8 ottobre : il rientro a Macapà è avvenuto nella notte fra il 7 e l’8 ottobre. Provvidenzialmente padre Paolo è venuto a prendermi all’aeroporto, caricando sull’auto oltre ai miei 62 kg i 65 kg di bagaglio che, altra provvidenza, fin dal check-in nell’aeroporto di Milano Malpensa hanno lasciato caricare sui 5 aerei che si sono succeduti fino alla destinazione finale. Oggi alle 8 di mattina c’era già un’importante riunione con dom Pedro e l’equipe diocesana di formazione, che sta progettando la riforma della catechesi di iniziazione cristiana. Ciò ha aiutato a ributtarsi nella vita ordinaria, sebbene stordito dalle 40 ore di viaggio (calcolando la sosta di dieci ore a São Paulo), che sono servite a ripensare le 18 giornate di Brescia: quanta amicizia e quanto affetto ho ricevuto! Non so come ringraziarvi e vorrei meritarlo un po’ di più. Sto ripensando a tutti voi incontrati e mi scuso se con qualcuno sono stato troppo rapido: c’erano sempre tante cose da dire e più ancora sono state quelle non dette. Prego che quelle non dette siano custodite nel cuore di Gesù, che sa poi ripeterle a ciascuno, incurante delle distanze e dei nostri silenzi.

Il 10 ottobre è stato il giorno del Cirio di Nazaré (si legge Sirio). Come ogni anno si sono radunate 150.000 persone, invadendo la città e formando una processione che dalla chiesa Nossa Senhora de Fatima, in due ore, ha accompagnato la piccola statua di Nossa Senhora fino all’interno della Cattedrale São Josè. La Messa era iniziata alle 7.30 nella grande piazza, e poi tutti insieme, spingendosi gli uni gli altri, faticando sotto il sole, abbiamo iniziato il cammino.
A Macapà il Cirio rappresenta il culmine della religiosità popolare. Chiunque abbia un discorso aperto con Dio, cerca di riassumerlo qui. Chi ha ricevuto un dono da Dio, lo ringrazia in modo particolare durante il Cirio. Alcuni avevano una casa in miniatura che sollevavano sulla testa, quella casa che finalmente avevano costruito durante l’anno; altri la maglietta con il volto della persona di famiglia morta da poco; altri camminavano scalzi per adempiere una promessa fatta. Tutti soffrendo per il sole bruciante, per le spinte della folla, per la fatica e tutti con il desiderio di offrire a Dio un po’ di questa propria sofferenza. Come ogni anno c’era l’enorme fune azzurra a cui ci si attacca e che si trascina; c’erano giovani che la tiravano sudando e sforzandosi, mentre ad alta voce recitavano l’Ave o Maria. Si aveva l’impressione che probabilmente era dall’anno scorso che non la recitavano, ma quello era il loro giorno, il giorno della loro fede e la gridavano a Dio.

16 ottobre : è sabato e di mattina presto parto per Igarapè do Lago, la comunità che dista 80 km dalla Casa parrocchiale. Per la prima volta sarà un incontro di catechesi ed una celebrazione ordinaria della Messa, senza che ci sia una festa o la celebrazione dei battesimi. L’idea è che la vita religiosa non sia associata soltanto ai sacramenti o alle feste, ma in modo più ampio all’incontro con Cristo, nel desiderio di conoscerlo.
Hanno partecipato circa 90 persone, sui 350 abitanti, e sono rimasti in chiesa dalle 9.30 fino a mezzogiorno, quando è terminata la catechesi. Qualcuno ha ascoltato con un po’ di fatica, ma, anche grazie ai cartelloni preparati con il diacono Tarcisio e con un po’ di canti, l’attenzione è rimasta buona.
Le comunità dell’interno della regione si erano abituate a chiamare il sacerdote solo per decidere la data di battesimi, Prime Comunioni ed eventuali matrimoni, il tutto possibilmente nello stesso giorno, che sempre coincideva con quello del santo patrono. In pratica una bella grande Messa una volta all’anno e poi ci si salutava fino all’anno successivo. Adesso, ogni volta che vengono a chiedere la celebrazione di un sacramento, la prima cosa che facciamo è decidere con loro il cammino di preparazione: pochi incontri, talvolta solo uno, ma è già un passo avanti. Il sostegno principale consiste nell’aiutarli a celebrare ogni domenica la Liturgia della Parola. Pensate che bello: ogni settimana un gruppo di laici, famiglie della stessa comunità, che insieme e senza la presenza del sacerdote celebrano la presenza di Cristo, leggendo e commentando il Vangelo.
Alla sera la serena e familiare Festa di Santa Edwiges, la piccola comunità all’inizio del bairro Infraero II. Celebriamo la S.Messa nella chiesetta di 8 metri per 5 , stracolma, mentre arrivano gli odori dei piatti tipici delle feste, ereditati dalla cultura indigena. Ogni giorno è sempre ricco di tanti momenti coinvolgenti e ricchi di vita.

18 ottobre : iniziano i lavori di ristrutturazione del Salone della catechesi a Nazarè la comunità principale, accanto alla nostra Casa. Saranno ristrutturate le dieci sale adibite a catechesi, cucina e deposito di materiale. Se possiamo cominciare serenamente questi lavori è grazie a tutto quanto raccolto dalla vostra generosità in quest’ultimo periodo.

23 ottobre : è il sabato del Cirio das crianças (bambini), vissuto a livello parrocchiale, perché i bambini difficilmente partecipano al grande Cirio, dove rischierebbero di perdersi nella folla o di essere schiacciati. Hanno partecipato tanti bambini, camminando con i cartelloni e gli striscioni che avevano preparato, manifestando con gioia anche loro la propria fede. Erano divisi in due gruppi, a causa delle dimensioni della Parrocchia: un gruppo si è ritrovato alle 7.00 di mattina, l’altro alle 16.30. Gli orari dipendono dal calore.

25 ottobre : per la prima volta visito un assentamento, è il villaggio agricolo Matão de Piaçacà. Servono due ore ed una buona Jeep per arrivare lì (e siamo ancora nel territorio della Parrocchia Nossa Senhora de Nazaré), per cui mi faccio accompagnare da chi già conosce la zona ed ha un veicolo adatto. Gli assentamenti sono aree sperdute nell’interno dello stato, assegnate gratuitamente dal governo a famiglie che non hanno casa e si impegnano a vivere lì e lavorare il terreno dopo avere deforestato l’aerea. Ogni lotto è di 300 m sulla stradina di terra, per 2.000 m verso la foresta; ogni casa è perciò isolata. Di solito non ci sono scuole, non c’è il posto medico, non ci sono negozi. Nella prima parte dell’assentamento la strada è migliore, percorribile, poi scompare sempre più per km, inghiottita dalla foresta. Chi abita nella prima parte e chi in fondo?
All’inizio si vedono belle case, tipiche delle vacanze, che alcuni amici dei vari politici hanno costruito ricevendo gratuitamente il terreno, dichiarando di essere contadini poveri. Dove termina la strada in buone condizioni, inizia la zona dei veri contadini, che vivono con grande sofferenza. Producono carbone e farina di manioca, che devono trasportare per ore in sacchi da 50 kg perchè neppure i camion possono arrivare fino lì a comprare i loro prodotti. Guadagnano una miseria e sono preda della malaria che colpisce tutti. Una donna mi racconta di quando aveva trasportato il marito febbricitante e moribondo, insieme ai due figli ancora molto piccoli, impiegando in tutto tre giorni per arrivare fino all’ospedale, ma l’aveva salvato. Di tanto in tanto il governo invia denaro per sostenere i progetti agricoli, ma si ferma nelle prime case, dove tutto arriva con facilità.
Sì, anche l’assentamento è un progetto nato sulla carta per sostenere i poveri e trasformato in un’altra occasione per arricchire alcuni privilegiati.

26 ottobre : visita delle famiglie povere del bairro Parque dos Buritis, che già un po’ conoscevo, ma mi ha impressionato ancor più la loro povertà. Non so se è perché ho avuto la parentesi italiana e ho rivisto come noi abitiamo a Brescia o se è stata la tempesta arrivata del tutto inaspettata nella stagione della non-pioggia, ma le baracche erano ancora più misere e la miseria ancora più evidente. Chi aveva il materasso, era inzuppato d’acqua e infangato; contando il numero dei materassi e delle persone che componevano la famiglia capivi rapidamente quante persone usavano lo stesso materasso.
Stavolta, cominciando ad usare un po’ della vostra generosità tradotta in reais, ho potuto comprare non solo i viveri essenziali, ma anche qualcosa un po’ più buono e che chi riceve non si aspetta e accoglie con grande gioia. Nei prossimi giorni compreremo anche materiale per rafforzare le case/baracche e migliorarle. Grazie a voi.

30 ottobre : è la Festa di Nossa Senhora do Rosario dos Pretos, una piccola comunità oltre il rio Matapì, raggiungibile solo in barca. Pretos significa neri: praticamente è la Madonna degli schiavi neri. Arrivo con tre giovani della parrocchia a São Pedro do Caranà dopo quasi due ore di auto e qui mentre aspettiamo le barche, mi raccontano la storia. Molto tempo fa i colonizzatori avevano portato dal Portogallo una statua di Nossa Senhora del Rosario e alla preghiera partecipavano solo i bianchi, ma anche i neri avrebbero voluto e non erano ammessi. Un colono comprensivo, al ritorno da un altro viaggio in Europa, portò una seconda statua e la donò al gruppo dei neri. Quello che avvenne poi fu che la Madonna dei neri cominciò a far miracoli e quella dei bianchi no. Da qui nacque la devozione che si diffuse in tutto il Brasile fino ad arrivare a questa piccola comunità sulle rive del rio Matapi.
Termina la storia e arrivano le prima barche. In tutto saranno quindici, decorate con una moltitudine di palloncini colorati. Apre la processione fluviale una zattera totalmente ricoperta da fiori e altri palloncini, su questa seduta su una sedia, Lorena, ragazza di 18 anni, vestita quasi come una sposa, con un elegante cappello stile secolo scorso. È lei, che essendo guarita da una grave malattia, è stata scelta per portare la statua della Madonna. Salgo anch’io sulla zattera, iniziano le musiche, e le barche discendono il rio Matapi. La ragazza è immobile, con questo vestito del secolo scorso che non ti aspetti e attorno la foresta amazzonica. Dura mezz’ora la processione fluviale, un poco irreale, fino al luogo dove celebreremo la Messa e parteciperemo alla prima parte della festa, per poi rientrare in città.
Alla sera poi ci sono le confessioni durante il ritiro a cui stanno partecipando ottanta giovani della Parrocchia. Tanti si confessano, raccontano la loro esperienza di Dio e promettono un futuro pieno di fede. Speriamo in bene.

31 ottobre : è la domenica che conclude il mese e nella chiesa matrice battezzo undici adolescenti che stanno frequentando il catechismo e che ancora non avevano ricevuto il battesimo. Quasi tutti provengono da famiglie disastrate, pochi hanno entrambi i genitori presenti. Fra questi ci sono quattro che sono fratelli, ma solo due si rassomigliano (sono gemelli), gli altri lasciano capire di avere origini differenti. I gemelli sono João Paulo e João Carlos, hanno dodici anni, aiutano la famiglia raccogliendo lattine vuote nelle strade del bairro e fra tre settimane faranno la Prima Comunione.
Ecco. Novembre è già iniziato, abbiamo già ricordato tutti i nostri defunti, soprattutto nella Messa celebrata al cimitero. È il mese più caldo, con ottobre. Talvolta si fa fatica, la calura soffocante rallenta le azioni ed i pensieri, ma aiuta anche a fissare le immagini e contemplarle per comprenderne meglio il significato, all’interno del progetto di Dio.

Un abbraccio e una preghiera!

… e ancora grazie di cuore!

don Stefano